Situata al centro di un anfiteatro naturale tra Porto Torres e Castelsardo, la Città di Sorso si affaccia sul Golfo dell’Asinara e sull’isola omonima, che dal 1997 per il suo patrimonio naturalistico è Parco Nazionale.Il suo territorio è interamente pianeggiante o collinare.

Il panorama di cui si può godere dalle colline sorsensi è sempre suggestivo durante tutte le stagioni dell’anno. Il mare del Golfo, la campagna coltivata con sapiente cura, la fascia costiera pinetata offrono una policromia su cui dominano le differenti tonalità di verde dei vigneti, degli oliveti e dei pini.

Il litorale, compreso tra Porto Torres e Castelsardo, è delimitato dallo stagno di Platamona a ovest e da Punta Tramontana ad est, e corre lungo 18 chilometri di costa prevalentemente costituita da spiagge dalla chiara sabbia, da una persistente vegetazione mediterranea, e da decine di ettari di verdi pinete e ginepreti che giungono sino al mare. Sempre lungo la fascia costiera si dispiegano le alte dune di sabbia assai caratteristiche e numerose discese a mare dette pettini, che si concludono in ampi piazzali e brevi lungomare, dove sorgono numerosi insediamenti turistici: alberghi, villaggi, campeggi, punti di ristoro e stabilimenti balneari. La tranquilla balneazione nelle acque del litorale è garantita da fondali sabbiosi piuttosto bassi, anche se non mancano quelli più profondi e suggestivi per gli appassionati di immersione. Per trascorrere giornate all’insegna del divertimento, inoltre, sono a disposizione aree attrezzate ed uno stupendo parco acquatico.

La Marina di Sorso è rinomata per il surf-casting, favorito dalla pescosità del golfo dell’Asinara popolato di orate, ricciole, muggini, spigole. La pineta che si sviluppa a ridosso dell’esteso sistema dunario è stata messa a dimora negli anni ‘50 e include al suo interno numerose altre specie  vegetali endemiche, tra cui esemplari secolari di ginepro (Juniperus phoenicea e Juniperus oxicedrus) dal caratteristico profumo.

Parallelamente alla costa si estende per 95 ettari lo stagno di Platamona, di forma allungata, separato dal mare da una lingua di pineta. Il nome dello stagno deriva dal toponimo della zona di derivazione greco-bizantina e che significa “superficie piana”. Si tratta uno stagno-laguna, un tempo comunicante col mare, oggi alimentato dal Rio Buddi Buddi e dal Rio Pedrugnanu. Tipicamente retrodunale, ha acque poco profonde, scarsa salinità ed è popolato da anguille e carpe. La zona umida sorprende per la rigogliosità della flora composta da varie fasce di vegetazione quali il fragmineto, lo scirpeto, il giuncheto, il ginepreto che ne abbracciano il perimetro; vi compaiono inoltre rare associazioni di piante palustri quali il giunco nero (Schoenus nigricans) e la canna del Po (Erianthus ravennare) e altre specie vegetali endemiche sardo-corse, tra cui lo zafferanetto di Requien e la silene di Corsica. Un’autentica ricchezza dello stagno di Platamona sono poi le numerose specie di uccelli migratori e di altri volatili rari ed in via di estinzione che vi nidificano: i suoi canneti infatti sono l’habitat ideale per diverse specie ornitologiche sia stanziali che di passo quali folaghe, germani reali, svassi, falchi di palude, aironi cenerini, garzette, codoni, fistioni turchi e, su tutti, il pollo sultano di cui esiste una piccola colonia nel folto del canneto. Per queste peculiarità l’area dello stagno è riconosciuta come riserva naturale ed inserita nell’elenco dei Siti di Interesse Comunitario.