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Collettiva maggio 2016 rdLe opere di dodici artisti esposte al Palazzo baronale, dal 07 al 14 maggio 2016.

Inaugurazione sabato 07 maggio 2016, alle ore 18.

L’Amministrazione comunale di Sorso invita a visitare la mostra collettiva di pittura e scultura, che vede la partecipazione di dodici prestigiosi artisti, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e il coordinamento della Presidente della Commissione Cultura Raffaela Barsi. Le opere di pittura e scultura, scelte tra quelle più rappresentative dai partecipanti, occuperanno gli spazi del palazzo conducendo i visitatori lungo un itinerario vario e introspettivo.

I partecipanti:

 «Arrivato ad Ischia negli anni ’90, avevo la mente piena di blocchi monolitici, pietre di elevata qualità. Il mio cammino era segnato dalla compattezza della materia e il mio costate impegno era di alleggerire il suo peso, attraversandola come si fa con la soglia di una casa. Ero letteralmente immerso nella materia. Attraversare una pietra è, ogni volta, un com-prendere e nello stesso tempo rendersi conto che dall’altra parte c’è sempre un mondo nuovo.»

 Espone in numerose mostre collettive e più di 30 mostre personali in Italia, Portogallo, Belgio, Francia, Germania, Stati Uniti d'America, Messico, Colombia e India. Di notevole prestigio la mostra ''Quinto Sole'' realizzata per le celebrazioni nel 500mo anniversario della scoperta dell'America, presentata in Italia, Portogallo, e in Belgio; la mostra ''Codex Summa Civitas'', presentata in Messico,India e Italia e le sue partecipazioni alla biennale di Venezia e alla triennale di Osaka in Giappone. Vive e lavora a Firenze ed a Citta' del Messico.

 Artista poliedrico: pittore, grafico, incisore e fotografo. Alterna la sua attività artistica nel campo didattico-sociale e in quello economico produttivo, attento sempre a calare la propria opera nel confronto con la sofferenza e la diversità. Partecipa ad una collettiva di pittura in concomitanza al Convegno “Psichiatria e Buon Governo”, nei locali dell’ex Ospedale Psichiatrico di Arezzo. Nel 1984/85 ha l’incarico per Educazione all’immagine presso la casa Circondariale di Arezzo. Nell’anno 2014 realizza un libro fotografico all’interno dell’esperienza “La relazione creativa”, progetto di educazione alla affettività e alla sessualità.

 Pittrice e affreschista, ha lavorato per enti pubblici e religiosi, producendo opere prestigiose. Nel Comune di Sorso, ha decorato una parete della biblioteca comunale con un affresco con la tecnica del trompe d’oeil, descrivendo l’opulenza della natura e riproducendo l’abside della vicina chiesa di San Pantaleo, dando risalto ai caratteri distintivi della comunità. Nei suoi lavori a cavalletto, concentra la sua attenzione nell’analisi e nella ricerca della Gran Madre: la donna di sempre, forte, matriarca, rappresentata nella sua maestà.

 Dipinge sin dalla tenera età e la sua scelta prediletta sono gli acquerelli. La caratteristica delle sue opere è la luce che filtra, in massima resa ed esplosione, invadendo le trasparenze. Traspare la ricerca di un nucleo che diviene al contempo punto di congiunzione del colore estremo e ramificazione ovattata, quasi in un atto di ribellione che si placa nelle miscellanee.

 Eclettici e raffinati, i due artisti mischiano le loro prospettive, contaminandosi e arricchendo di concettualità le loro installazioni. Tavole e metalli, indumenti che traspirano di vita vissuta, ridisegnano i contorni delle opere che si aprono alla contemporaneità, con una retrospezione che fonda le proprie radici nella tradizione. Il minimalismo del bianco-nero esplode in vorticosi colori, in un simbolismo dell’io che subisce le insidie, ma che si prepara a nuove prospettive.

 Scultore e poeta, le sue opere prendono vita a partire dalle parole. Ad ogni scultura corrisponde una poetica che, tendenzialmente, è il punto d’origine, il bozzetto concettuale che prende corpo nel materiale lapideo plasmato. Tra le opere esposte, “Morte del rivoluzionario”, tra figurativo e stilizzato, denuncia una morte generata da un’oppressione, che si libera intorno ad un abbraccio, in una pietà femminile che accoglie e stringe, in un circolo continuo.

 Sebastino “Cianittu” Sanna si definisce un operaio scultore. Inizia sin da bambino a utilizzare il sughero, che trovava nel laboratorio del padre, per creare piccoli oggetti che gli davano la possibilità di sperimentare e dare spazio al suo estro. L’incontro con la roccia e, in particolare, con la trachite rosa, gli permette di confrontarsi con un materiale che, pur duro all’apparenza, si piega in forme stilizzate, tra le sue mani e gli scalpelli.

 Originario di Chiaramonti, si dedica alla scultura e all’artigianato sin dalla giovane età. Il primo materiale che stimola la sua vena artistica è il legno, con il quale inizialmente realizza opere di arte sacra e, in seguito, espressioni bucoliche della vita in campagna e del mondo che lo circonda. Dopo un lungo periodo di inattività, la forte spinta alla creazione lo porta a confrontarsi con l’utilizzo della trachite, che interpreta in chiave simbolica. Le sue opere sintetizzano concetti contrastanti, quali tragedia e commedia, dramma e ilarità, in una fusione degli aspetti essenziali e antitetici dell’esistenza. Viene a mancare nel 2011.

 Erede di una tradizione pittorica familiare, dedica la scuola di pittura, che dirige, al padre Libero Meledina. Una personalità artistica non troppo bizzarra - come lei stessa precisa - si indirizza verso lo studio della tecnica e la ricerca di una semplicità che vada alle cose, senza eccessive ricerche e sopra-costruzioni che facciano perdere di vista l’essenza fondamentale della realizzazione dell’opera d’arte: la mera espressione di sé e del proprio approccio alla vita. Concetto che viene sottolineato anche nella scuola di pittura, nella quale gli allievi sono chiamati a spaziare e a scoprire quale sia il modo per costruire la propria identità, a partire da approcci e punti di vista diversi.

 Promotrice e coordinatrice della mostra collettiva, Ariane arriva in Sardegna per caso, dopo aver terminato i suoi studi accademici quando, nel pieno della giovinezza, il tempo sembra fermarsi e si cerca la propria dimensione nel mondo. Sin da bambina, sentiva forte il desiderio di viaggiare e di vivere nei paesi del Mediterraneo, con i colori, sapori e profumi caldi ed intensi. In Sardegna, sente di vivere intensamente: l’atmosfera che respira, la vastità dei paesaggi, la tavolozza dei colori naturali e la facilità di comunicazione che regge i rapporti umani, la portano alla consapevolezza di aver trovato il suo spazio vitale nel mondo. Le sue opere riflettono questo stato d’animo.

 

Palazzo Baronale, via Convento- Sorso (SS).

La mostra potrà essere visitata nei seguenti orari:

Dalla domenica al venerdì, mattina 9:00-13:00; pomeriggio 17:00-19:00.

Ultimo sabato: mattina 10:00-12:30; pomeriggio 17:00-19:00.