L’amministrazione Comunale di Sorso, attraverso l’assessorato alle Politiche Ambientali guidato dall’ass. Dott. Fabrizio Demelas e a seguito del protocollo siglato alla fine del mese di luglio dal Sindaco Dott. Giuseppe Morghen tra Comune di Sorso e Conservatoria delle coste, ha aderito al programma CAMP entrandone così a far parte a tutti gli effetti.

Ma da dove ha origine il CAMP e in cosa consiste esattamente?

Il programma CAMP

Nel 1975 alcuni Paesi mediterranei e la Commissione Europea, nell’ambito del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), hanno redatto il Piano di Azione Mediterraneo (MAP). Gli obiettivi principali del MAP erano: assistere i paesi mediterranei nel valutare e controllare l’inquinamento marino; nel formulare una propria politica ambientale; nel migliorare la capacità dei governi di identificare le migliori opzioni per percorsi di sviluppo alternativi e nell’ottimizzare la distribuzione delle risorse. Nel 1976 questo lavoro di cooperazione tra le nazioni si è concretizzato nell’adozione della Convenzione per la Protezione del Mare Mediterraneo contro l’Inquinamento, nota come Convenzione di Barcellona, da parte di 21 Paesi (tra i quali l’Italia) e della Commissione Europea.

CAMP CagliariNegli anni il Sistema di Barcellona (che ha incluso il MAP, la Convenzione di Barcellona ed i suoi Protocolli, quale tra gli ultimi il Protocollo sulla Gestione Integrata delle aree costiere - ICZM) si è evoluto dal focus originale sull’inquinamento marino ad uno più ampio sullo sviluppo sostenibile, inserendo per esempio la gestione della costa e la biodiversità. Nel frattempo e all’interno di questo contesto nel 1989 è nato il Coastal Area Management Programme (CAMP), quale programma che si inserisce nelle attività di tutela del Mar Mediterraneo intraprese dalle Parti Contraenti la Convenzione di Barcellona, orientato all’implementazione di progetti di gestione costiera sviluppati per aree pilota situate nel Mediterraneo.

Il programma CAMP è coordinato a livello dei paesi del mediterraneo dall’agenzia specializzata della Nazioni Unite PAP/RAC (Priority Actions Programme / Regional Activity Centre). Esso ha come obiettivo principale quello di elaborare e realizzare strategie, azioni e procedure per uno sviluppo sostenibile delle aree costiere, e, a tal fine, individuare ed applicare metodologie e strumenti ad hoc per la gestione delle suddette zone su aree campione particolarmente significative, ma trasferibili anche in altre aree del Mediterraneo.

L’Italia, già parte contraente della Convenzione di Barcellona, ha inoltre sottoscritto anche il Protocollo sulla Gestione Integrata della Zona Costiera (Protocollo ICZM - Integrated Coastal Zone Management), adottato nell’ambito della Conferenza diplomatica plenipotenziaria tenutasi a Madrid nei giorni 20 e 21 gennaio 2008. Tale Protocollo rappresenta il principale riferimento del programma CAMP.

Nell’articolazione nazionale del programma “CAMP Italia”, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) svolge attività prevalentemente di indirizzo e di coordinamento al fine di fissare standard di tutela uniformi sull'intero territorio nazionale. Obiettivi principali del CAMP Italia sono :

  • Predisposizione di una legge nazionale in recepimento del Protocollo Internazionale ICZM;
  • Sperimentazione del Protocollo ICZM e dell’approccio della gestione integrata in aree costiere italiane particolarmente significative per le politiche di sviluppo sostenibile già messe in atto;
  • Definizione di una strategia nazionale sulla gestione integrata delle aree costiere.

In questi termini il Ministero ha provveduto alla individuazione di un campione di Regioni costiere, sulla base della valutazione degli aspetti naturalistici, delle pressioni di origine antropica e naturale e degli strumenti di governance dello sviluppo sostenibile del territorio in atto. A seguito degli incontri con i rappresentanti delle Amministrazioni Regionali ha quindi individuato le aree da proporre per il Programma “CAMP Italia” ricadenti nel territorio delle Regioni Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Sardegna e Toscana. Tra il Ministero dell’Ambiente e le suddette Regioni viene istituito il Tavolo di coordinamento del Progetto CAMP Italia, denominato “Tavolo CAMP”, allo scopo di garantire un costante coordinamento strategico e operativo tra tutti soggetti istituzionali coinvolti nella realizzazione del Progetto CAMP.

Il “CAMP Sardegna” con la più importante estensione di fascia costiera tra le regioni partner giocherà un ruolo cruciale nella realizzazione del CAMP Italia. Le aree pilota individuate per la Regione Sardegna sono:

  • l’ “Area CAMP Nord-Occidentale”, compresa tra Capo Caccia (Comune di Alghero) e Punta Li Canneddi (Comune di Trinità d’Agultu e Vignola);
  • l’“Area CAMP Occidentale”, inscritta tra la borgata di Santa Caterina di Pitinurri (Comune di Cuglieri) e il porto turistico di Buggerru.

Il CAMP Sardegna ha una durata complessiva di 4 anni e si pone come obiettivo prioritario la definizione di una strategia di gestione integrata per le aree indicate, e la realizzazione di azioni innovative che verranno proposte dai Comuni costieri con il coordinamento ed il supporto tecnico della Conservatoria.

Lo Studio di fattibilità del CAMP Sardegna.

La Conservatoria delle Coste ha predisposto lo Studio di Fattibilità del CAMP Sardegna, con un gruppo di lavoro che ha raccolto e valutato la progettualità in essere a livello locale. Sulla base del quadro normativo e programmatico di riferimento e dell’analisi dei processi territoriali analizzati (ambientali, socio-economici e storico-culturali), l’obiettivo dello Studio di Fattibilità del CAMP è quello di pervenire all’individuazione di strategie, di obiettivi specifici e di azioni prioritarie da perseguire e attuare nelle aree precedentemente individuate, attraverso un processo di condivisione con le Amministrazioni Comunali ed altri eventuali soggetti territoriali coinvolti. Tali azioni dovranno risultare coerenti alle indicazioni contenute nel Protocollo ICZM e ribadite dal ministero dal Ministero dell’Ambiente, per cui devono:

  1. prevedere una durabilità dei risultati conseguiti dal progetto;
  2. affrontare problematiche comuni a tutte le sub-aree selezionate;
  3. prevedere la trasferibilità dei risultati in altre realtà costiere italiane;
  4. sperimentare l’applicazione di quanto disposto dal Protocollo ICZM;
  5. coinvolgere tutti i soggetti territoriali interessati;
  6. coinvolgere il settore privato non solo da un punto di vista finanziario, ma anche nella condivisione di obiettivi e modalità di attuazione.

In sintesi, alcune grandi linee d’azione che lo SdF avanza riguardano:

  • • la salvaguardia, difesa e rigenerazione dell’integrità strutturale e funzionale delle risorse naturalistico- ambientali dell’area costiera, con particolare riferimento ai sistemi di spiaggia e dei relativi compendi dunari, ai sistemi umidi e di foce fluviale, ai sistemi di costa alta e dei promontori, quali componenti fisiche primarie su cui si sviluppa la diversità biologica dei principali ecosistemi marino-costieri;
  • • il consolidamento e la qualificazione dell’offerta turistica locale in un’ottica di sostenibilità, fondati sulla valorizzazione delle attività economiche tradizionali, delle risorse naturalistico ambientali e del patrimonio storico-culturale e identitario, sulla messa a sistema degli elementi di offerta e sulla riduzione degli impatti generati dalle attività sulle risorse primarie;
  • • la razionalizzazione sostenibile del comparto della pesca, attraverso un sistema integrato di azioni di tutela ambientale e di sostegno delle attività produttive tradizionali in un’ottica di diversificazione produttiva, in quanto principale attività produttiva capace di creare un’integrazione funzionale tra usi e conservazione delle risorse marine.

I progetti così individuati verranno finanziati con un contributo del 40% da parte del Ministero dell’Ambiente e uno da parte della Regione Sardegna per la restante quota del rimanente 60%.