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16 | 09 | 2014
BIDDAS. A Sorso la presentazione del Museo dei Villaggi abbandonati della Sardegna. PDF Stampa E-mail
Scritto da Web Master   
Giovedì 21 Aprile 2011 08:14

Villaggio MedioevaleDomenica 17 aprile nella suggestiva sede del Palazzo Baronale di Sorso, antica dimora degli Amat, è stato presentato BIDDAS – Museo dei Villaggi Abbandonati della Sardegna, il primo allestimento museale in Italia dedicato al tema dell’abbandono dei centri abitati. La sua inaugurazione avverrà il prossimo 25 giugno quando il percorso cronologico - tematico ideato dal Prof. Marco Milanese sarà ultimato.

L’importante progetto, scaturito dalla collaborazione tra l’Amministrazione Comunale di Sorso ed il Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari ha visto al tavolo della presentazione diversi studiosi quali:  il Prof. Attilio Mastino, Magnifico Rettore dell’Università di Sassari, il Prof. Alberto Moravetti, Direttore del Dipartimento di Storia dell’Università di Sassari, il Prof. Marco Milanese, docente di Archeologia Medievale alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari e di Archeologia Urbana alla Facoltà di Architettura di Alghero; la D.ssa Alma Casula, in rappresentanza  del Soprintendente per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Province di Sassari e Nuoro e la D.ssa Daniela Rovina, in rappresentanza del Soprintendente per i Beni Archeologici per le Province di Sassari e Nuoro.
A fare gli onori di casa il Sindaco, Dr. Giuseppe Morghen e l’Assessore alla Cultura, Dott.ssa Simonetta Pietri; presente anche il Consigliere Regionale, On. Antonello Peru.

 

“Abbiamo perseguito con costanza questo risultato fin dai primi giorni del nostro mandato, e siamo fieri di essere riusciti a chiudere una partita che si trascinava da anni. Il Museo Biddas al Palazzo Baronale è oggi finalmente realtà – dichiara il Sindaco Giuseppe Morghen – ed è un risultato importante sia perché Sorso in questi ultimi anni si sta qualificando, e vuole farlo sempre di più, nella scena regionale, come importante centro di cultura, sia perché ci consente di muoverci verso la destagionalizzazione dei flussi turistici, proponendoci in modo qualificato al turismo di settore e degli studenti delle scuole di ogni ordine a grado”

 

Molto atteso l’intervento del Prof. Marco Milanese, Direttore del museo del Palazzo Baronale e curatore di  “Biddas, Museo dei Villaggi abbandonati della Sardegna”. L’autorevole studioso  ha esposto innanzi ad un folto pubblico il nuovo percorso museale che contribuisce al recupero della memoria storica per il rafforzamento dell’identità culturale della comunità sorsense, ed alla promozione  dell’intero territorio comunale dal punto di vista turistico.

 

L’insigne archeologo, da anni impegnato nella valorizzazione del territorio del Comune di Sorso, ha lodato la politica di continuità attuata in campo culturale dalle amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida della Città a partire dal 1995, anno della sua prima campagna di scavo condotta nel villaggio medievale abbandonato di Geridu, fino all’attuale Giunta che ha posto tra i suoi obiettivi primari il potenziamento del museo del Palazzo Baronale come forte elemento di attrazione turistico – culturale.

 

Il Palazzo è infatti sede espositiva dal dicembre 2003 e raccoglie alcune testimonianze artistiche e culturali degli antichi abitanti della Romangia a partire dal periodo nuragico fino al periodo tardo-medievale con un allestimento archeologico permanente dei tre più importanti siti archeologici scavati nel Comune di Sorso: Serra Niedda, Santa Filitica e Geridu,  secondo un percorso che va “Dal bronzo finale al Medioevo: 2600 anni di storia a Sorso” e,  da quella data, è  sede del Centro di Documentazione dei Villaggi abbandonati della Sardegna

 

Il Professor Milanese ha proseguito il suo intervento ponendo l’accento sul nuovo itinerario museale sperimentale “Biddas”,  allestito nel secondo piano dell’edificio, che racconta gli eventi secondo un percorso inverso rispetto al consueto metodo dell’esposizione storica: in sostanza, si parte “dal conosciuto”, dalla modernità per prendere in esame le cause che hanno portato o stanno rischiando di condurre i centri urbani attuali verso lo spopolamento, situazione oggi rilevabile anche in diverse aree della penisola. Si arriva così, percorrendo a ritroso il filo della storia, alla Sardegna medievale ed ai numerosi villaggi abbandonati dell’Isola, fino a restringere il campo dell’attenzione sul villaggio medievale di Geridu. Questo tipo di percorso permette di legare efficacemente il nocciolo più antico del patrimonio storico-artistico con l’attualità culturale e sociale di una città  e nel contempo di inserirla in un più vasto panorama di scambi e relazioni.

 

Il Direttore del museo ha spiegato che le cause dell’abbandono sia nel presente che nel passato sono ascrivibili alle motivazioni più svariate quali, per esempio, calamità naturali, disoccupazione, disagio economico, carenza di infrastrutture, segno che la storia ripropone continuamente all’uomo le stesse situazioni; in questo senso la conoscenza del passato acquista un importante significato perché ci spinge a farci delle domande e ci consente di trovare risposte alle problematiche moderne; ed  in questa luce acquista rafforza il suo valore la famosa massima latina: historia magistra vitae est.

 

Il percorso museale messo in atto dal Prof. Milanese e dai suoi collaboratori si caratterizza dunque come un vero e proprio laboratorio culturale: “Piuttosto che come luogo di contemplazione delle cose, Biddas vuole porsi come luogo dove leggere diversamente la realtà dello spopolamento delle aree rurali dell’interno della Sardegna e di scoprire l’ampia dimensione diacronica”; queste sono state le parole dello studioso che ha continuato la sua relazione precisando che l’allestimento, il quale sarà inaugurato a giugno dopo l’ultimazione di tutti i lavori, non sarà un museo di reperti da ammirare con distacco ma un luogo che propone diversi percorsi esplorativi e conoscitivi progettati in funzione dei vari profili dell’utenza.

 

Le motivazioni dell’abbandono dei centri abitati sono affrontate all’interno del museo secondo una ricostruzione degli ambienti che scaturisce da profonde analisi sociologiche ed antropologiche oltreché strettamente archeologiche, che hanno consentito di riprodurre ambienti di apprendimento e coinvolgono il visitatore attraverso suoni, parole chiave e simulazioni di spazi ed attività. Il nuovo itinerario proposto permette al visitatore di entrare nel borgo medievale, illustrandone l’urbanistica, le tipologie abitative, le attività e i commerci, l’ambiente naturale e l’alimentazione.

 

Dall’organizzazione topografica generale di Geridu è possibile entrare nella casa del villaggio, riprodotta soprattutto ad uso delle scolaresche all’interno di una sala del secondo piano del Palazzo Baronale, ed osservare la ricostruzione della struttura, del tetto, degli spazi domestici e delle suppellettili . Si tratta della riproduzione in scala reale di una delle tipiche abitazioni costituite perlopiù da semplici case basse in pietra e malta di fango, separate da stretti viottoli, che descrivevano un regolare tessuto urbanistico.

 

Inoltre, viene utilizzato un apparato comunicativo moderno ed efficace, con una particolare attenzione alla didattica scolare e dell’infanzia, che attribuisce all’intero progetto una forte valenza educativa e didattica: Biddas non è un museo tradizionale che ricostruisce un passato che non esiste più, ma rappresenta, attraverso alcuni laboratori didattici, la possibilità di far riscoprire ciò che è stato dimenticato nella corsa verso la modernità, attraverso il coinvolgimento attivo dei giovani visitatori che sapranno portare quella ventata di spontaneità all’interno del mondo “costruito” del museo. Sono presenti infatti alcuni spazi ludici ed un itinerario ideato per i bambini che vengono guidati idealmente nel percorso didattico dal piccolo Gianuario, una immagine presente in vari punti del museo che riproduce un “monello di Geridu” in abiti dell’epoca, per accoglierli ed incuriosirli verso le attività proposte nei laboratori.

 

Biddas abitua i visitatori ad affrontare la storia in modo diverso, per capire, che il museo è un  luogo che rafforza le nostre radici  e la nostra identità di sardi,  permettendoci così di capire meglio il presente per affrontare con maggiore sicurezza il futuro. E “Identità” significa sapere di far parte di un gruppo, conoscere il passato della nostra comunità, gli avvenimenti e le difficoltà che hanno dovuto superare i nostri antenati, le persone che ci hanno preceduto e che si sono trovate ad operare in un clima culturale completamente diverso dal nostro.  In quest’ottica, il Palazzo Baronale, antica dimora dei Baroni di Sorso, può essere presentato come  il vero punto di raccordo delle nostre  conoscenze, da dove si dipartono, ma verso il quale convergono le direttrici della nostra cultura.

 

Vanna Pina DELOGU

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Aprile 2011 08:27
 
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